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IL GRANDE ALIETO SARAGONI

 

    Domenica 15 settembre 2013 i soci del Gruppo Aeromodellisti Forlì ed altri amici si sono ritrovati per lasciare un ricordo indelebile di Alieto Saragoni intitolandogli la pista di volo.

 

    Presenti all'evento la moglie e la figlia con diversi amici e parenti, momenti di commozione e gioia si sono alternati, un ricordo unico per tutti noi.

 


    La giornata è proseguita con voli di aeromodelli di ogni tipo fino a tarda sera.

 

Alieto Saragoni

 

 

 
 
    Ricordo ancora il primo giorno in cui andai da solo al campo di volo all'aeroporto e per la prima volta entrai utilizzando le chiavi che mi erano state consegnate pochi giorni prima. Era un caldo pomeriggio estivo di un giorno fra settimana.

    Per la prima volta mi accingevo a portare in volo il mio modello senza l'aiuto di qualcuno che mi assistesse. La prima persona che arrivò di lì a poco fu proprio Elio Fabbri. Erano le primissime volte che andavo al campo e non conoscevo praticamente nessuno e sarebbe potuto arrivare chiunque, ma guarda caso arrivò proprio Elio.

    Fu una cosa del tutto normale, neanche degna di essere ricordata se non fosse che anche oggi, dopo 25 anni, la stessa cosa si ripete costantemente. Elio è sempre presente, ogni volta che vado al campo, lui c'è o arriva dopo poco. Elio infatti detiene il maggior numero di presenze al campo di volo di qualunque altro socio.

    È un dato di fatto, non una supposizione! Cominciò l'attività aeromodellistica nel 1977 e da allora è onnipresente nelle giornate di attività o in altre occasioni di ritrovo senza mai avere accusato un accenno di calo della passione o un periodo di stanca. Se avesse messo da parte tutte le quote di iscrizione pagate in tutti questi anni, al giorno d'oggi si potrebbe permettere l'acquisto di un campo di volo tutto suo! Ma questo non lo farebbe mai...

    Elio è uno di quei soci che vive il gruppo profondamente e il suo ambiente è proprio in mezzo alle persone appassionate di modellismo. Spessissimo mi è capitato che qualche modellista del passato o comunque appartenente al mondo del modellismo anche non forlivese mi chiedesse se Elio Fabbri fosse ancora in giro... Questa cosa mi fa sorridere perché so che proprio lui non ha mai smesso di costruire modelli e soprattutto di farli volare! 

    È un veterano del gruppo, ovvero "l'è e nostar vèc", anche se di "vèc" ha ben poco: il suo carattere allegro e giovale è rimasto immutato in tutti questi anni per nulla scalfito dai mille acciacchi che lo riguardano di cui parla senza lamentarsi ma addirittura scherzandoci su. Durante l'ultimo inverno, avendo dovuto passare per forza un periodo senza potere guidare l'auto, pur di venire al campo, lo raggiungeva con una bicicletta elettrica e già parlava di come trasportare un modello sulla bici se il periodo senza auto si fosse allungato troppo...

 
    Ultimamente al campo sono arrivati dei ragazzi neanche ventenni interessati al pilotaggio di modelli e ho potuto assistere all'incontro di questi giovanissimi col nostro Elio: il forte tono di voce dall'evidente accento e lo spirito brillante delle battute o di ciò che semplicemente diceva hanno da subito colmato il notevole distacco generazionale conquistando immediatamente la simpatia dei giovani ospiti che lo seguivano con allegra curiosità.

    Se si guarda al passato Elio fu un socio molto attivo partecipando al consiglio direttivo e prendendo parte all'organizzazione dei vari eventi di allora. In ogni occasione particolare era facile, se non scontato, trovarlo lì in mezzo. Durante i raid di cui ho scritto in questa sede, chi smontava il portellone posteriore della propria auto per pilotare il modello da seduto nel bagagliaio era proprio lui... Innumerevoli sono le buffe trovate costruttive applicate ai propri modelli a scopo puramente ludico e ricreativo, vera essenza dell'aeromodellismo per come lui lo intende. 

    Penso che Elio rappresenti pienamente lo spirito del "Romagnolo Doc", fatto di semplicità e cuore. In occasione di un periodo non troppo roseo riguardante il nostro gruppo causato da varie ed inevitabili vicende che normalmente si creano in un ambiente di tanti soci, Elio si rivolse a me (ma come avrebbe potuto rivolgersi a qualche altro socio fra i più giovani) e mi chiese di fare qualcosa affinchè il nostro gruppo vivesse momenti più felici.

    Aggiunse che avremmo potuto contare sulla sua presenza e che mai avrebbe smesso di tenere fra le mani un radiocomando. Le sue parole e i suoi occhi lucidi in quel momento hanno rimarcato l'intensa passione che Elio ha per l'aeromodellismo tanto da indurre me e di conseguenza altre persone a dedicarsi attivamente al nostro bel gruppo. 
    Penso che l'aeromodellismo sia una grande manifestazione di passione, ed Elio ne ha veramente tanta...
 
 
 
 
 
 

 

   Non me ne voglia il ragionier Vittorio Ragazzini per avergli scritto un articolo che lo riguarda e per averlo pubblicato in mezzo a quelli relativi ad altri personaggi purtroppo scomparsi. Qui si parla di persone e della storia del Gruppo e Vittorio Ragazzini è la persona che ha fatto grande la storia del nostro Gruppo. Perciò ho ritenuto fosse doveroso menzionarlo in questa sede.
    L'ho chiamato al telefono della sua abitazione qualche giorno fa per chiedergli di potere andare a trovarlo. Erano tanti anni che non lo vedevo e per quello che potevo immaginare avrei potuto trovarlo molto diverso da come lo vidi l'ultima volta. Ha risposto alla mia richiesta di appuntamento dicendomi di presentarmi nel suo ufficio in centro a Forlì alle dieci del mattino del giorno seguente, anzi, di quello dopo ancora perché all'indomani avrebbe avuto da fare. E così mi sono presentato all'appuntamento presso il suo ufficio dove svolge opera di volontariato. Vedendolo ho praticamente ritrovato il Vittorio Ragazzini che avevo visto l'ultima volta tanti anni prima, con lo stesso smalto e la stessa vitalità dei giorni della sua presidenza al Gruppo aeromodellisti.
  Vittorio è stata la figura più diplomatica e determinante del periodo della pista all'aeroporto, colui che, supportato dal consiglio direttivo, portò ai massimi splendori il nostro Gruppo di aeromodellisti.
  Fu grazie a lui che questi poterono svolgere l'attività all'interno dell'aeroporto rimanendovi per molto tempo, dando modo all'attività stessa di potersi sviluppare in tutte le sue forme, da quelle sociali e ricreative fino a quelle sportive e competitive, altro fiore all'occhiello del Gruppo in quegli anni.
    Le sue capacità mirarono sempre alla creazione di un gruppo di soci solido ed affiatato. 
   La sua diplomazia e la sua comunicabilità con i singoli soci lo portò sempre a risolvere complesse situazioni che inevitabilmente si venivano a creare con la convivenza fra così tante persone.
    Il suo lavoro di tessitura di rapporti con le autorità locali fece in modo tale che il Gruppo venisse riconosciuto a livello cittadino conferendogli una vera e propria identità.
  La massima espressione di queste sue capacità fu quella di avere organizzato le fantastiche ed irripetibili edizioni della manifestazione aeromodellistica "Forlì Vola", naturalmente con la collaborazione dei membri del consiglio direttivo oltre che della stragrande maggioranza dei soci impegnati in svariati lavori di servizio.
  Si trattava di situazioni talmente complesse e delicate (ed anche economicamente rischiose) da gestire che solo un Gruppo guidato da una persona come Vittorio Ragazzini poteva farcela.
    Aldilà delle sue indiscusse capacità di leader, durante il nostro colloquio di pochi giorni fa, ho capito quanto fosse stata forte e determinata la sua passione per l'aeromodellismo fin da bambino. Infatti, parlandogli di come si vola oggi e delle nuove tecnologie che abbiamo a disposizione, per un attimo ho visto riaccendersi la passione sul suo volto tanto che, sempre per un attimo, ho intravisto la piccolissima e remota possibilità di poterlo fare ritornare alla attuale pista di volo con un radiocomando in mano almeno per un volo…
    Un sogno durato un istante, ma è bastato a riconfermarmi la sua ancora viva, sincera e forte passione in ciò che ha brillantemente fatto in passato per il nostro Gruppo. 
 
Paolo Bassi

 

 
 
Probabilmente devo la mia passione all'aeromodellismo alla mia poca voglia di studiare l'elettronica all'Istituto Tecnico...: proprio non la mandavo giù. Fu così che i miei genitori furono costretti a mandarmi a ripetizione dal professor Pier Andrea Silvestroni.
    Conobbi in questo modo colui che divenne di lì a breve il mio maestro di aeromodellismo. Capitava che durante le lezioni ricevesse telefonate e io, al posto di cimentarmi negli esercizi, ne approfittavo per dare un'occhiata a qualche rivista di modellismo (Eco Model o Modellistica) che costituiva l'immancabile e voluminosa pila di giornali specializzati presente in tutte le case di ogni modellista di allora...
    Una volta capitammo nel suo laboratorio dove teneva i propri modelli. Rimasi sbalordito da quanti ne avesse (cosa del tutto normale per ogni modellista di allora ma anche odierno...) e di continuo gli facevo domande classiche da inesperto tipo:"quanto va veloce quello, quell'altro quanto può andare lontano, quanto costa quello lì" fino a colmare tutto il repertorio di domande... 
   Finalmente venne il giorno in cui riuscii a diplomarmi e, finalmente libero dagli studi, Silvestroni mi invitò ad andare in collina con lui per fare volare un suo aliante radiocomandato, un aggressivo ed affusolato Flamingo. Pier Andrea allora, ma sicuramente anche tuttora, era un vero amante della natura e della tecnologia. Sosteneva in maniera profonda la passione per l'aeromodellismo per quello che poteva donare alla persona che lo praticava. In quel pomeriggio, col suo tono di voce serio e convinto, fra le altre cose  mi disse: "l'Aeromodellismo è Maestro di Vita".
    Io, ovviamente da ragazzotto inesperto com'ero, sorrisi pensando che quell'affermazione fosse un'esagerazione detta come una battuta. Scoprii dopo diversi anni che invece era stata detta una profonda verità: infatti le attivita manuali abbinate a quelle cerebrali sottoposte ad un continuo allenamento mosso da una forte passione e determinazione portano veramente beneficio alla persona che così si trova più preparata anche in altre occasioni che gli presenta la vita. Comunque quel pomeriggio in pendio fu il momento in cui decisi che mi sarei dedicato a questa mia passione latente. Ricordo ancora un passaggio dell'aliante sopra le nostre teste e il fischio del vento squarciato dall'ala del Flamingo: fu come una rivelazione che vissi con una certa solennità...
    Un poco alla volta fui inserito nel Gruppo di aeromodellisti dove conobbi il presidente Ragazzini e tutti gli altri. Conobbi meglio anche il mio maestro di volo. Il ricordo mio di ragazzo di allora è questo: Ragazzini aveva un importante ruolo di coordinamento e dava una forte immagine rappresentativa, ruolo che svolgeva perfettamente e che rese grande il nostro gruppo.
    Egli si avvaleva di collaboratori senza i quali forse non sarebbe riuscito nell'intento. Fra questi vi era Pier Andrea, vero e proprio braccio destro del presidente ed anche amico fidato. Il gruppo di allora poteva contare su un efficace e affiatato consiglio direttivo che voleva che le cose andassero al meglio. Spesso vedevo Pier Andrea assumere ruoli molto importanti, paragonabili a quelli da presidente, tipo tenere conferenze stampa in occasione delle manifestazioni di "Forlì Vola", svolgere attentamente il ruolo di direttore di pista durante le suddette manifestazioni o in occasione di importanti gare che si tenevano o più semplicemente svolgere lavori manuali al campo volo.
    La sua era una passione profonda e credeva seriamente in ciò che faceva. Anzi, era estremamente preciso nel fare le cose e spesso mi riprendeva se una costruzione modellistica non era fatta al meglio. Il suo impegno come modellista e la passione che ci metteva si poteva dedurre dai suoi modelli perfetti ed efficienti al massimo. Fra questi ricordo un magnifico acrobatico F3A di allora, il Blue Angel, totalmente autocostruito, dotato di carrelli retrattili ed impianto frenante di sua progettazione e costruzione. Ricordo che un caldo sabato pomeriggio estivo arrivai al campo mentre Pier Andrea lo pilotava da solo in mezzo alla pista forse per un allenamento a qualche gara di F3A: il motore (un 10cc, il massimo per allora) girava fortissimo e la risonanza dello scarico che si rifrangeva sulla secca pista in asfalto faceva un rumore da pelle d'oca... nulla da invidiare ai modelli di adesso!
Purtroppo, come mi sembra spesso capiti, chi investe ruoli amministrativi in maniera così profonda e dedita ed intenzionato a farlo al meglio, potrebbe finire col distaccarsi dal lato pratico e ludico della propria passione con un possibile conseguente allontanamento dalla stessa. E così penso sia successo a Pier Andrea.
     Dopo diversi anni, con mio grande rammarico, smise di frequentare il Gruppo. Tuttavia il suo operato in collaborazione con gli altri membri del consiglio di allora, è stato determinante in quegli anni per fare crescere il gruppo e la sua attività in ogni ambito e per fare sì che l'aeromodellismo forlivese fosse terreno fertile per le future generazioni di modellisti. Infatti è anche grazie a Pier Andrea Silvestroni che il nostro attuale Gruppo può basarsi su un grande ed importante passato.

 

 

   Urbano. Ora che ci penso non ho mai saputo nemmeno il suo cognome. Per me e per molti altri era Urbano e basta.

   È uno di quei personaggi che hanno gravitato assiduamente attorno al piccolo mondo del Gruppo aeromodellisti pur non avendo mai avuto un aeromodello fra le mani. La prima cosa che ti saltava agli occhi di Urbano era l'imponenza della sua figura. Era un vero e proprio gigante.

   Non che fosse sovrappeso o goffo nei movimenti, anzi era il classico omone grande e forte, diciamo una specie di Bud Spencer forlivese, ma senza la barba!    Dico così perché a prima vista sembrava un uomo burbero, schivo e di poche parole e che raramente sorrideva e mai si lasciava andare in una risata.

   Ma conoscendolo capivi che era di pasta buona, disponibile e anche molto socievole. La sua partecipazione alla vita sociale non è stata da protagonista di primo piano come per altri personaggi, ciò nonostante col tempo e poco alla volta si è inserito perfettamente nel nostro Gruppo aeromodellisti diventando a suo modo punto di riferimento insostituibile soprattutto grazie alla sua laboriosità. Egli cominciò a frequentare il campo di volo in maniera isolata.

   Nei primi tempi, quando arrivava, parcheggiava la sua macchina all'inizio del parcheggio lontano da tutti e stava in auto per ore da solo a guardare da lontano gli aeromodelli volare. Questo succedeva praticamente tutti i pomeriggi dei sabati e delle domeniche. 
Col passare del tempo Urbano parcheggiava la sua auto sempre più vicino al rifugio degli aeromodellisti dove tutti scambiavano chiacchiere all'ombra dei grandi pioppi. Un po' alla volta anche la sua auto veniva parcheggiata in mezzo a quelle degli altri e lui stesso cominciava ad interagire con i vari soci.

   La sua presenza nei pomeriggi dei fine settimana era sempre costante. 
Il coronamento della definitiva socializzazione col Gruppo avvenne dopo diverso tempo quando gli fu proposto di gestire il piccolo bar che era dentro al rifugio. E lui accettò. Fu così che Urbano vinse lentamente la sua timidezza fino a diventare un punto di riferimento per tutti. In occasione delle grandi manifestazioni, delle gare sportive o delle serate di ritrovo dei soci, egli solitamente si occupava di tutto ciò che era dietro alle quinte, sempre con il suo modo di fare apparentemente burbero. 

   Ricordo anche che aveva un debole per la mia boxer che allora avevo sempre con me, la Kim. Infatti spesso la riempiva di attenzioni accarezzandola e dandole da mangiare cose per me allora vietatissime per un cane, tipo biscotti o peggio ancora cioccolata!  Ma Urbano non resisteva allo sguardo supplichevole della Kim e a volte, appena mi allontanavo, vedevo che furtivamente gliele dava di nascosto da me dicendole:"fa prest a magnè che e tù padron un vol!" mentre lei gli scodinzolava con tutto il posteriore. 

   Urbano è stato un partecipe della vita del nostro Gruppo dove è entrato poco alla volta e in punta di piedi, ma si è dimostrato capace di interagire con tutti noi lasciandoci un ottimo ricordo. E' stata veramente una "grande persona".

Paolo Bassi

 

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