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Volare la nostra grande passione da sempre...

   


Martinelle 19.04.1996 da sinistra:
Mirco Succi, Luciano Lombardi, Antonio Recchia con il suo Astore e Paolo Piucci.

Dai loro volti sorridenti è evidente che quella sia stata una ottima giornata di voli.

 

 


    Finalmente qualche settimana fa, dopo anni, ho ritrovato quella vecchia busta gialla che il cav. Antonio Recchia mi consegnò con una certa affettuosa ufficialità durante uno dei tanti pomeriggi estivi trascorsi insieme alla vecchia pista presso l'aeroporto di Forlì. All' interno erano ancora lì quei quattro fogli piegati scritti a macchina con molta perizia e fotocopiati. Uno di quei fogli riporta anche una dedica scritta a mano: si tratta della mitica poesia "Volo silente" composta dallo stesso Recchia.
    Non so quante poesie con riferimenti aeromodellistici siano state scritte in Italia, ma mi piace pensare che questa sia l'unica.
   In essa riemerge ciò che era l' aeromodellismo tanti anni fa: una vera disciplina dove solo i più determinati, preparati e dotati di spiccate capacità manuali riuscivano a portare a termine la progettazione e la costruzione di un modello e farlo volare bene. Senza contare le impegnative spese che si dovevano affrontare per l'acquisto del radiocomando, servocomandi ed eventuale motore a scoppio. Bisognava essere motivati da una vera e forte passione.
   Antonio Recchia era uno di questi. Parlare con lui (e di discorsi ne faceva veramente tanti...) voleva dire ascoltare storie di costruzioni fatte con materiali di fortuna e a volte preziosi perché costosi e difficili da trovare, ma per contro ascoltare anche episodi riguardanti grandi soddisfazioni nel far volare bene un semplice aliante a due canali.
  La classica esibizione di Recchia quando c'erano un po' di spettatori alla pista dell'aeroporto, era quella di fare quota col suo aliante a motore (forse diesel) e, una volta spentosi, assettare il modello in volo planato livellato per poi platealmente appoggiare a terra la radio in mezzo alla pista e lasciare il modello libero di volare da solo mentre lui se ne passeggiava in lungo e in largo con le mani dietro la schiena ostentando tranquillità senza nemmeno guardare il modello. Era la massima dimostrazione della buona riuscita del suo progetto.
   In effetti i suoi modelli erano "radio-disturbati", ovvero erano talmente stabili e ben riusciti che ogni comando impartito dalla radio ne scomponeva l'assetto con evidenti oscillazioni.
   Effettivamente erano modelli da volo libero dotati di radiocomando e perciò erano in grado anche di atterrare da soli.
Recchia era anche un grande romantico e molti suoi discorsi si riferivano anche al periodo anteguerra. Famosi erano quelli con le esperienze di volo con il "libratore", che penso di aver capito fosse un aliante primordiale che era il primo passo per la formazione dei piloti dell'epoca.
    Sempre ti salutava fregiandoti dell'appellativo di "Amico Aeromodellista", due valori che voleva esaltare, tant'è che tuttora fra qualcuno di noi soci che lo abbiamo conosciuto ci chiamiamo ancora così. Notevole anche la sua attività di divulgazione della cultura aeromodellistica e aquilonistica presso le scuole e centri estivi per ragazzi.
   Insomma, è stato un personaggio del mondo del nostro Gruppo che sostengo sia doveroso ricordare con la pubblicazione dei suoi scritti sul web e che sicuramente ha contribuito a far crescere e rafforzare la passione in molti di noi forlivesi. Personalmente era l'aeromodellista più anziano che io abbia conosciuto alla pista di volo e perciò testimone in prima persona di un epoca ormai lontana e per questo sicuramente interessante.

Paolo Bassi                         

 

 

 

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